SE VIVO COME UN SERPENTE...
alve sono Sonia, assieme a tutte le parti di Sonia con cui devo convivere senza poterle spiegare. L'altro giorno vagavo per la palestra spaurita al pensiero di chi, per l'ennesima giornata prima di una mia partenza, mi avrebbe chiesto: "Ma quanto stai via?" Spaurita perchè per l'ennesimo anno non avrei saputo cosa rispondere, nè come giustificare la mia non risposta nella dimensione in cui, da quest'età e comunque da tutti, ci si aspetta progettazione. A volte cerco un modo logico di giustificarmi. Altre volte, come quel giorno, esausta anche della mia stessa mente, ribatto inerme che "non lo so", che "deciderò là", che "quando sono via penso diversamente", che non riesco a prevedermi da lì a 48 ore, nè a perdonarmelo a volte quando gli stessi schemi dell'educazione ricevuta o del posto in cui vivi ti fanno dubitare del tuo equilibrio interiore...
Quel giorno è stato il signor Dino ad ascoltare la mia risposta/sfogo. Un pensionato sempre di buon umore che viene ad allenarsi. Anzichè stupirsi mi ha detto: "Va benissimo, dovremmo essere nuovi a ogni alba! Non fartene un cruccio, sei tu che sai fare a vivere!" Dino si è perfino stupito dei miei dubbi sul "forse dovrei fare, forse dovrei essere... ma non sono così". Mi ha raccontato che vive in campagna e che ogni anno trova un paio di pelli di serpente che si sono rigenerati dopo la muta. Mi ha detto che ogni anno regala quelle pelli a qualcuno che secondo lui ne ha bisogno. "Secondo te loro si fanno dei problemi sulla pelle che hanno lasciato, sulla sorpresa di quella nuova, sullo spiegare agli altri perchè e percome? Vivi come un serpente. Non c'è altro modo di vivere pienamente. Non preoccuparti di chi avrebbe bisogno della garanzia di ritrovarti sempre uguale a quello che sei, nemmeno se tra queste persone ci fossi anche tu..." 
onia
alve sono Sonia, assieme a tutte le parti di Sonia con cui devo convivere senza poterle spiegare. L'altro giorno vagavo per la palestra spaurita al pensiero di chi, per l'ennesima giornata prima di una mia partenza, mi avrebbe chiesto: "Ma quanto stai via?" Spaurita perchè per l'ennesimo anno non avrei saputo cosa rispondere, nè come giustificare la mia non risposta nella dimensione in cui, da quest'età e comunque da tutti, ci si aspetta progettazione. A volte cerco un modo logico di giustificarmi. Altre volte, come quel giorno, esausta anche della mia stessa mente, ribatto inerme che "non lo so", che "deciderò là", che "quando sono via penso diversamente", che non riesco a prevedermi da lì a 48 ore, nè a perdonarmelo a volte quando gli stessi schemi dell'educazione ricevuta o del posto in cui vivi ti fanno dubitare del tuo equilibrio interiore...
Quel giorno è stato il signor Dino ad ascoltare la mia risposta/sfogo. Un pensionato sempre di buon umore che viene ad allenarsi. Anzichè stupirsi mi ha detto: "Va benissimo, dovremmo essere nuovi a ogni alba! Non fartene un cruccio, sei tu che sai fare a vivere!" Dino si è perfino stupito dei miei dubbi sul "forse dovrei fare, forse dovrei essere... ma non sono così". Mi ha raccontato che vive in campagna e che ogni anno trova un paio di pelli di serpente che si sono rigenerati dopo la muta. Mi ha detto che ogni anno regala quelle pelli a qualcuno che secondo lui ne ha bisogno. "Secondo te loro si fanno dei problemi sulla pelle che hanno lasciato, sulla sorpresa di quella nuova, sullo spiegare agli altri perchè e percome? Vivi come un serpente. Non c'è altro modo di vivere pienamente. Non preoccuparti di chi avrebbe bisogno della garanzia di ritrovarti sempre uguale a quello che sei, nemmeno se tra queste persone ci fossi anche tu..." 
onia
postato da: SibillaGitana alle ore 20:12 | Permalink | commenti (1)
categoria:riflessioni, vita, diario, rinascita, trasformazione, autobiografie
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lenire quelle che apparentemente erano ferite mortali. La crescita è esigente. La creazione dolorosa. Ma poi, arriva sempre la discesa, con tutto il piacere del mondo e a volte estasi inimmaginabile.